mercoledì 27 febbraio 2013

non l'ho fatto apposta

oggi sono andato a pagare l'assicurazione. appena arrivato, una delle tre impiegate mi ha fatto una domanda che non ho capito. davanti al mio silenzio, ha spiegato che avrebbe preferito vedermi come l'ultima volta, quando mi ero presentato con una parrucca bionda da donna.
dopo aver firmato e staccato l'assegno, la penna mi è caduta per terra. nel piegarmi per prenderla, mi è scappata una scoreggia. l'impiegata che era di fronte a me, dall'altra parte della scrivania, ha fatto finta di niente. si è sentito bene il suono, invece, e soprattutto, dopo pochi istanti, l'odore, un odore pazzesco. sono rimasto a chiacchierare per un paio di minuti mentre l'aroma si diffondeva per la stanza, poi sono uscito.

lunedì 25 febbraio 2013

l'esistenza marginale

Un uomo vive una vita grama, costellata di ostacoli e sofferenze. Gli ultimi giorni li trascorre in una casa di campagna, sulla riva di un fiume. La mattina la donna che lo ama e che lui ama lo sveglia con un bacio. Fanno colazione sotto un portico, osservando i primi stormi degli uccelli che si preparano a migrare.
Si accende una sigaretta mentre infinite perle nere nell'azzurro si inseguono e si uniscono a formare sempre nuove figure, un caleidoscopio che grida di vita. Con la sigaretta si spegne anche lui, mentre guarda il volo dei migratori, ascolta il gorgoglio del ruscello, sente l'orlo dei pantaloni battuto dal vento.

Un altro uomo ha lavorato con profitto, crescendo ed educando i figli, teso tra la preoccupazione di non avere fatto abbastanza, il rimpianto di non aver trasmesso tutto l'affetto che aveva, il rimorso di aver esagerato con il rimprovero. Sul letto d'ospedale dove è costretto da un brutto male, ricorda piccoli film di vita casalinga: i giochi di parole inventati a tavola, il linguaggio segreto e prezioso di una famiglia, le sfuriate, le corse in ospedale quando avevano la febbre alta, il giorno della loro laurea. I figli vanno a trovarlo e gli dicono che è stato un pessimo padre, un padre che ha rovinato loro la vita. Il loro commiato è una gelida stretta sulla spalla. La malattia gli devasta il corpo e l'anima. Muore straziato, incapace di pensare, piangere, respirare.

Un altro uomo esce di casa una mattina, e mentre avvicina la mano all'apposito sostegno sul bus che lo porta al lavoro, viene stroncato da un infarto. Le ultime immagini regalate ai suoi occhi sono la discesa obliqua lungo un finestrino gocciolante di pioggia, un sedile vuoto, la O di una bocca sconosciuta e muta.